CULTURE / rock & roll

Il rock, o meglio ancora il rock & roll, nasce negli Stati Uniti durante gli anni '50, principalmente come musica da ballo derivata dal boogie-woogie, un genere musicale anch'esso figlio del blues prima rurale e poi urbano afroamericano. 

Di solito una band di rock & roll era formata da un cantante, quasi sempre front-man e leader del gruppo, una o due chitarre, una basso e la batteria, a cui talvolta si aggiungeva un pianoforte o un sassofono.

Era essenzialmente una musica di svago per giovani bianchi, che in essa trovarono sia la spensieratezza della loro età sia la manifestazione, con la sensualità del ballo, di un provocante distacco dal perbenismo familiare.

I concerti di rock & roll erano così molto spesso ostacolati dalle autorità, preoccupate per i loro effetti diseducativi sui giovani, tanto che molte stazioni radio, soprattutto quelle di provincia, si rifiutavano di trasmettere quella musica del diavolo.

< Chuck Berry e Elvis Presley

Le cose però cambiarono di lì a poco. Radio e case discografiche si resero presto conto che boicottare il rock & roll significava rinunciare a cospicui introiti pubblicitari da un lato e consistenti fette di mercato dall'altro.

A quel punto anche quella musica, quel "diavolo" era diventata un affare e il profumo dei soldi, come sappiamo, spesso fa miracoli.

Negli anni successivi ciò spianò la strada a un rock più radicale, quando in esso trovarono spazio le idee e gli atteggiamenti della contestazione giovanile degli anni '60. In quel periodo ebbero un enorme successo i grandi concerti all'aperto in cui vari musicisti si alternavano quasi ininterrotamente sul palco per più giorni.

Il loro pubblico erano centinaia di migliaia di giovani hippies accampati in tende e alloggi di fortuna (Woodstock, 1969) che, ascoltando musica tutti insieme sotto il simbolo del make love not war, manifestavano sia la loro protesta contro le guerre sia la voglia di vivere rapporti affettivi e sociali più aperti.

In quella situazione i loro musicisti divennero, bene o male, quasi i modelli di vita di una controcultura. Molti giovani videro ingenuamente in essa la possibilità di un mondo ideale fondato su valori di pace-amore-musica. Un'illusione smascherata dagli stessi tragici eventi che segnarono la fine di alcuni grandi rocker di quegli anni.

Negli anni '70, specialmente in Inghilterra, sulla scena pop-rock si affacciarono invece gruppi come i Pink Floyd o i King Crimson, ossia i primi gruppi esponenti di una musica frutto di forme più ricercate di arrangiamento e composizione dei loro brani. Una ricerca che per certi versi avvicinò il rock ad alcuni stili della musica jazz.

In questa piccola rivoluzione interna alla scena del rock venne coinvolta la tecnologia che, grazie anche all'invenzione di nuovi strumenti come il moog, il sintetizzatore e il mellotron, diede vita, verso la metà degli anni '70, al cosiddetto progressive rock.

Subito dopo si svilippa il punk il quale, azzerando le forme del progressive, ci riporta alle sonorità scarne del primo rock classico, attualizzato però attraverso ruvide, provocatorie e sgraziate esibizioni dal vivo come quelle di Syd Vicious, la graffiante voce dei Sex Pistols.

L'heavy metal è un altro tipo di rock duro, caratterizzato da ritmi e suoni molto aggressivi e potenti, ottenuti attraverso un uso estremo dell'amplificazione elettrica e della distorsione di chitarre, bassi e persino delle voci.

I testi del metal sono spesso onirici, rabbiosi e tetri. Nel corso degli anni '90, al suo interno si è formato uno sterminato panorama underground di gruppi che, pur avendo moltissimi seguaci, vivono quasi ai margini del businnes della pop-music.

In chiusura va ricordato che, oltre gli stili sopra citati, nel recinto del rock successivo, quello chiamato la sua new wave, gli storici hanno poi ricondotto una miriade di nomi e forme (underground, grunge, indie, pop-rock, psychedelic, west coast, glam, gothic, dark, ecc.) la cui descrizione la lasciamo qui per chi volesse approfondire l'argomento.