STORIA / documenti e antiche civiltà

La musica affonda le sue radici nella notte dei tempi. Conoscere com'era e come si è evoluta nei secoli presuppone il poter contare su documenti certi e comprensibili.

Importante è quindi il tema della notazione, della simbologia, dei sistemi di scrittura coi quali i nostri antenati hanno registrato su carta o quant'altro i suoni della loro musica.

Per questo è bene, prima ancora di ripercorrere la storia della musica, soffermarci brevemente su come e perchè nasce e si sviluppa la nostra scrittura musicale, uno strumento senza il quale gli stessi musicisti di oggi non potrebbero realizzare le proprie espressioni sonore.

RAGIONI E ORIGINI DELLA NOTAZIONE MUSICALE
vedi mappa concettuale

L’uomo ha imparato a parlare molto prima di inventare l’alfabeto. Così, sin dai primordi della sua vita sulla Terra, ha fatto musica, anche se assai più tardi ha escogitato sistemi per scriverla.& Perché è nata l’esigenza di scrivere la musica? Possiamo indicare due ragioni fondamentali.

La prima risiede nella possibilità che i segni scritti offrono di conservare la musica nel tempo, e di trasmetterla a distanza nello spazio. Noi non potremmo oggi ascoltare composizioni del Medioevo o del Rinascimento o dell’Ottocento se non ci fossero rimaste le partiture che ci permettono di leggerle e riprodurle.

La seconda ragione riguarda invece la complessità della musica sviluppatasi in certi Paesi, soprattutto in quelli occidentali, al punto che sarebbe stato impossibile coordinare tanti suoni intrecciati senza la possibilità di studiarne prima le combinazioni mediante un progetto scritto.

Certo, si può anche improvvisare senza scrivere, e molti canti popolari vengono trasmessi oralmente. Ma essi sono caratterizzati da scritture relativamente semplici. Il problema è di tutt’altra natura quando ci si trova di fronte ad una opera lirica, a una sinfonia, ad una Messa a più voci, in cui decine e decine di parti (strumenti, voci) debbono sovrapporsi in perfetto accordo.

LA MUSICA NELLE ANTICHE CIVILTA'

Le testimonianze sulla musica delle civiltà antiche sono più che altro di ordine materiale e visivo: graffiti, dipinti, statue, incisioni e bassorilevi dai quali si sono potute dedurre informazioni non tanto su com'era la loro musica, quanto invece sul ruolo e l'importanza che essa aveva in quelle società umane. ​

Come per tutti i popoli antichi, ma per gli Egizi in modo particolare, Il suono era la “voce” delle cose e la musica - che apparteneva al mondo del mistero e dunque motivo di fascino e attrazione -  era ritenuta un dono prezioso del cielo, fonte sublime di letizia e di serenità. Il suo nome era infatti "hi" che significa anche gioia, beatitudine.

Un quadro sufficientemente ampio della musica in Israele può essere invece ricostruito attraverso la Bibbia, con un popolo per il quale canto, musica e danza ebbero una notevole importanza spirituale. Sotto il regno di Davide, le imponenti cerimonie destinate al culto videro all’opera anche 4000 coristi che "cantavano le lodi del Signore".

Anche in Mesopotamia la musica era particolarmente coltivata: il semplice suono, ritenuto l’”anima” di ogni fenomeno, aveva infatti il potere di evocare, nel bene e nel male, le forze della natura. Per questo i musicisti erano una classe privilegiata, tanto che il cantore di corte era secondo di rango soltanto al sovrano.

Alcuni documenti dell'antica musica cinese giunti fino a noi permettono di stabilire che, fin dall'antichità più remota, questo popolo impiegò per la sua musica una caratteristica scala di cinque suoni (scala pentatonica). I Cinesi costruirono diversi tipi di strumenti: timpani, tamburi, campane, flauti, liuti.

Gli Indiani coltivarono oltre ad una musica religiosa anche una profana destinata ad allietare i banchetti, accompagnare le danze o rappresentazioni teatrali. Tra i loro& strumenti tipici sono la vina, un cordofono con due zucche vuote come casse armoniche e il sitar, considerato un antenato del violino.